Naqib arriva in Italia dall’Afghanistan con un viaggio lunghissimo, svolto un po’ in macchina e un po’ a piedi. Attraversa 10 paesi, fermandosi in alcuni di questi per cercare lavoro. Iran, Turchia, un mese in Bulgaria. Da lì in Serbia, Ungheria e poi Austria, arrivando in Italia per chiedere asilo politico alla Questura di Genova.
Passa due anni sotto controllo della questura, prima di riceverne cinque di permesso di soggiorno. In quel periodo è seguito da un assistente sociale dell’UCIL, che gli trova una borsa lavoro a Il Rastrello.
L’idea viene proprio da Naqib, appassionato di lavori agricoli all’aria aperta. Il match con il settore del Verde arriva in maniera spontanea e inizia a lavorare nelle squadre che si occupano di manutenzione e progettazione delle aree verdi urbane.
Ci mette molto poco a trovarsi bene con la cooperativa: dopo 6 mesi viene assunto con un contratto, e dopo due anni diventa un membro stabile con il contratto a tempo indeterminato. È un traguardo importante dopo tutti quei chilometri di viaggio, cosa di cui Naqib è felice e ben consapevole: “senza un contratto non puoi comprare casa e spesso neanche trovi un affitto”.
Il contratto indeterminato non è l’unico beneficio di lavorare in cooperativa. Naqib racconta che è stato seguito nella compilazione delle pratiche per il mutuo e, quando è stato il momento, anche coi documenti per il ricongiungimento familiare.
Quando parla delle sue giornate di lavoro lo fa sorridendo, quasi scherzando: si occupa con piacere di staccionate, palizzate, palificazioni, pulizia del verde, aree boschive, così come aveva voluto all’inizio quando cercava lavori nel verde, all’aria aperta.
I colleghi lo chiamano “Mat”, abbreviando il suo cognome e tutta la sua famiglia ha potuto raggiungerlo. Vivono insieme nella casa che sta comprando mentre lavora a Il Rastrello, un posto a cui sembra voler dare ancora tanto impegno, mentre ricostruisce la sua vita in Italia.